domenica 12 ottobre 2014

La piscia sul marciapiede

A volte questa citta' non mi sembra tanto diversa. Il verde di Londra mi ricorda tanto quello di Partanna. Si, lo so, non e' possibile paragonare il prato sterminato di Regent's Park al poco verde rimasto a Partanna. I poderosi raggi di sole che colpiscono quel miscuglio di erbaccia e cemento mafioso sembrano cercare speranza, vogliono dare nuova vita a quelle che i passanti considerano fili d'erba destinati a fare da cornice al degrado cittadino. Eppure io credo in quel sole, in quella malerba che popola la nostra citta'. Il sole batte forte a Palermo, a Londra arriva la pioggia. Il freddo. La sfida.
Quanto era bello fare parte della malerba. Me ne stavo tranquillo, in mezzo a tante erbacce. Nessuno che mi cercava, che mi considerava. Ci si confondeva, si perdeva il senso della diversita'. Ma d'altronde, puo' mai uno scienziato scendere a Palermo per distinguere i vari tipi di malerba presenti tra le crepe dei marciapiedi? Sarebbe assurdo, fantascientifico. Meglio pensare a qualche altro albero, magari piu' gradevole.
Maledetto quel giorno, anzi quei giorni. Quando il sole mi divento' nemico e il destino mi ha comandato il cambiamento. Vi giuro che non mi ricordo piu' come sia successo. Tra quei colpi bastardi dei raggi solari e la pisciazza dei bambini al bordo della strada, la pianta ha iniziato a nutrirsi, a crescere. Sono diventato ingombrante, e guai a chi cerca di crescere nel cemento palermitano.
Da quando ho iniziato la mia avventura in Scozia sono diventato ingombrante. Non capisco il motivo oltretutto, sono solo un'erbaccia, non pungo mica come un cactus! Poi ho iniziato a conoscere la mia pianta attraverso gli altri. A quanto pare ero una pianta vagabonda, capace addirittura di cambiare i confini geografici conosciuti al nostro mondo contemporaneo! Le voci su questa pianta erano veramente tante! Chi ha anticipato la mia venuta a Londra, chi mi ha immaginato in Irlanda a bere Guinness ogni giorno, chi negli USA, e poi finalmente c'e' chi quasi azzeccava. "Alessio sei stato a Edimburgo!? Minchia, la Danimarca e' bellissima!".
Insomma una pianta che viaggia, una pianta globetrotter. Un vagabondo insomma, uno che in Sicilia si ferma solo per far piacere ai parenti. Uno che "a Palermo non ce l'avrebbe mai fatta". Ma come, ma ve lo siete scordati che ero un'erbaccia anche io? Perche' mi dovete considerare, lasciatemi fare la pianta in pace. Vi prometto che mi tengo sul bordo della strada, non vi faccio inciampare!
E cosi' io, pianta, mi godo il "passio" di sgracchi, sigarette e cravatte, della gente che ha Palermo "ce l'ha fatta". Vedo i loro occhi, grandi, accusatori. Vedo le loro parole dette a mezza bocca, non permettendomi l'ascolto. Ma non ho bisogno di ascoltare, io le loro parole le vedo. Non ho bisogno di associare suono e significato, cio' che importa e' che produco rumore.
Non lo faccio per darmi delle arie, neanche per prendervi in giro, per sfidarvi. Lo faccio per mia volonta'. E per non darvi fastidio mi sono messo anche da parte, vi ho lasciato libero il passaggio di quel marciapiede di merda che voi stessi avete costruito e poi abbandonato a noi erbacce. Lo stesso dove la vostra piscia ha nutrito le mie radici, dove il mio sole mi ha guidato. Mi ha portato alla ricerca di nuove terre, nuove facce. Dove i prati sono tutti verdi, dove tutti sono piante, dove l'erbaccia non viene lasciata ai bordi della strada. Dove la malerba non cresce.
Ma ora basta, sono stanco della metafora. Perche' come e' vero che il degrado, l'incivilta', il mancato interesse alla cultura, la repulsione del diverso, la palermitanita', l'italianita', la piscia insomma, mi hanno donato il concime giusto per cercare del terreno fertile oltre tutto questo, e' anche vero che non siamo delle piante. Siamo uomini, abbiamo un cervello, una dignita', capacita' motorie, vita in grado di essere vissuta nel pieno delle nostre facolta'. Anche se piu' passa il tempo piu' mi viene difficile credere nelle persone, ed e' proprio per questo che Regent's Park e Partanna non sembrano poi cosi' lontani. Anche a Londra la gente puo' deluderti, come puo' succedere in tutto il mondo. Trovi chi predica dei valori che non riesce ad attuare. Trovi chi ti tratta con sbeffeggiamento e cattiveria perche' guidato dall'illusione di averti in pugno. Trovi gente dotata di grandi paroloni che farebbero rabbrividire il piu' grande dott. Critico, la meta' dei quali in realta' sono solo delle capre che credono di raggiungere l'intelligenza attraverso lo slogan "io non seguo la massa, quindi sono meglio di te". Trovi gente con cui hai tanto in comune, o almeno cosi' dicono. Poi pero' dopo un po' di tempo ti ritrovi a pensare a quante cose in comune ci sono, giusto per poi esprimere un successive pensiero a questa comunanza : "Minchia, speriamo che non sia vero!".
La merda la si puo' pestare ovunque, il senso e' questo. Quindi che si fa, l'uomo si dovrebbe isolare perche' non compatibile con molti dei suoi simili? No, per carita', l'uomo e' un animale sociale. Sopravvive grazie alla collettivita', alla societa'. Ecco cosa distingue Palermo e Londra. I corrotti, I malpensanti, I truffatori, I prepotenti sono modelli da seguire a Palermo, in Italia. Sono il "nostro" sogno, il nostro punto d'arrivo. In Italia se chiedi ad un bambino "cosa vuoi fare da grande?", lui non rispondera' piu' di volere diventare calciatore. No. Lui vuole essere ricco e potente. Lui vuole essere come chi in Italia comanda. Come i modelli che la televisione gli propone ogni giorno, come chi ci governa, come chi in Italia e' potente.
A Londra il sistema e' diverso, non dico che quelli "ricchi e potenti" non governino, non siano truffatori e banditi, pero' non sono presi come modelli. Non invadono i telegiornali e le televisioni. Talvolta neanche le controllano. Non cercano di plasmare una societa' depravata, non barattano i valori di tanti per qualche mazzetta, non vendono il future di altra gente per interessi personali.
Ma per quanto sia incazzato con Palermo e con Londra io rimango ottimista. Ho solo un messaggio da mandare ai palermitani. Pisciate tutti in strada. Fiumi, laghi di piscia. Gettate l'immondizia per strada. Uccidete la brava gente e non. Danneggiate gli autobus, picchiatevi davanti i portoni delle vostre case, fate girare la cocaine, sputate per strada, urlate , tagliate la strada con il motorino, guidate la notte ubriachi per rompere le corna agli altri. Vi prego di farlo. Perche' un giorno l'acqua si alzera' troppo. E' quando vi accorgerete che il contenitore e' pieno, non sara' una goccia a traboccare dal vaso, sara' un fiume in piena. E noi Palermitani, chi e' erbaccia, chi e' andato via, chi ogni giorno spera in un cambiamento che non e' mai arrivato, saremo l'acqua di questo fiume. Inarrestabile. Io sono ottimista. Scemo, forse illuso, ma ottimista.


Un giorno la malerba fiorira'.

lunedì 9 giugno 2014

Non è cosa nostra, è Casa Nostra ( China #2)

"I am Sicilian".
"Oh Sicily, mafia! Be careful!"
Come biasimarli, la Cina si espande, diventa sempre più "americana". Giustamente come collegare la Sicilia a qualcosa che non sia la mafia. Qualcosa che Hollywood ha appioppato al temuto e rispettato Don Vito Corleone. E così la domanda più frequente qui a Xi'an è "Ma la Sicilia è dove è nato Don Vito?". Sì, un po' come Sherlock Holmes che abita a Baker Street. Ma non li biasimo, non posso. Quanti stereotipi avevo io riguardo la Cina e i cinesi. I cani passeggiano liberamente per strada, per le strade si respira bene e addirittura alcuni parchi non hanno niente da invidiare a Central Park. Eppure preferivo che non lo sapessero. Vorrei non essere associato a quella merda chiamata mafia. Oppure vorrei tanto che lo sapessero, vorrei tanto che conoscessero tutta la storia e con sguardo solenne mi guardassero. Emozionati e fieri aprono la bocca e dicono: dove è nato Giovanni Falcone? Paolo Borsellino?
Certo che sono un sognatore. Ma cosa è un sognatore poi? Esattamente 18 anni fa vivevo a Cardillo (un piccolo quartiere nella periferia di Palermo). Esattamente 18 anni fa non pensavo che il mondo fosse così piccolo, non pensavo di potere percorrere distanze così grandi. Per 18 anni ho continuato a sognare, ogni giorno sempre di più, ogni giorno sempre più forte. Oggi continuo a sognare, alle pendici dei monti tibetani orientali. Cardillo è distante migliaia di km. Minchia, forse stavolta ho sognato troppo.
Non è vero, non si sogna mai troppo. Ho viaggiato tanto, ho visto tanti posti, tante persone, tante culture. Eppure ancora non ho trovato un paradiso che possa competere con la mia Palermo. Anzi, con la nostra Palermo. Pensate che sia l'unico? No cari, non sono l'unico! Guardate Gaetano, lui come me studia a Londra, lui come me odia la mafia, odia il cancro della nostra terra. Abbiamo un pensiero comune espresso in modi diversi, lui è molto più rabbioso ed emotivo riguardo questo argomento, io più leggero e scherzoso. Lui la mafia la distrugge, io la ridicolizzo. Entrambi la detestiamo. Lui mio compagno di classe così come Andrea, che oggi studia giurisprudenza nella nostra Palermo, che oggi combatte con l'informazione attraverso la sua invenzione "Casa Nostra 14". Informazione, che bella parola. E' il metodo più difficile ma anche più efficace. A volte per informare bisogna vivere, toccare con mano, sviscerare l'argomento. A volte le parole non bastano, non sono sufficienti. L'ho scoperto con la Cina e penso lo continuerò a scoprire con il corso degli anni. Ma le parole sono il trampolino di lancio, sono l'inizio. Le parole ci fanno comunicare, ci dicono che la Cina esiste e che vale la pena vederla. Ci dicono che la Sicilia è stupenda. Le iris, le arancine, il mare, il pane e panelle, il sole, la storia, le culture, la mafia. Esiste anche la mafia sì, non lo neghiamo. Ma le nostre parole dicono che la mafia è ed è stata combattuta. Le nostre parole dicono che esiste l'antimafia. E non pensate che l'antimafia sia una specie di squadra speciale di uomini fuori dal normale. Loro erano e sono come tutti noi. Con i loro vizi, i loro difetti, le loro paranoie. Esattamente come noi. Anzi, l'antimafia siamo noi! Noi che gridiamo fieri a tutto il mondo che questa non è cosa nostra, QUESTA E' CASA NOSTRA! 

domenica 1 giugno 2014

China #1

Come il titolo suggerisce oggi vi scrivo da un posto insolito. No, non intendo Catania. Non così insolito per carità! Mi trovo a Xi'An, nella provincia di Shaanxi, in Cina. Sono consapevole del fatto che molti di voi non sanno dove si trovi (d'altronde fino ad un mese fa non lo sapevo neanche io, e ancora oggi non mi è tanto chiaro) quindi per cercare di essere più generali, potete benissimo ricordarla come una tranquilla città di 7 milioni di abitanti ad est del Tibet. Perchè sono qui? Intanto voglio rafforzare le voci giunte a TRM su Rosa&Nero. Sono in Cina per mia volontà, non sono stato squalificato come Ceravolo. E' giusto puntualizzarlo, anche perchè già alcuni miei amici chiedono quanto durerà la mia squalifica e se ho preso il posto di Ceravolo. Ebbene no, non lavorerò con Lippi, non mi hanno offerto abbastanza. Ma dato che comunque studio cinese all'università e non vivere e vedere da vicino ciò che sto studiando sarebbe una grandissima (scusate il cinesismo) minchiata, ho deciso di andare a Xi'An senza farmi squalificare. Ora mi trovo all'undicesimo piano dello Juya Hotel, esattamente a 8164 km da via Dante a Palermo (si ringrazia Paolo Terrasi per la misurazione). Appena sceso a terra alle 6:30 a.m. locali ho già stabilito un guinness dei primati (per cui mi aspetto almeno una targa). Sono stato il primo uomo vivente ad avere "ammaccato" play su una canzone dei Tinturia in Cina! Anche se, giusto giusto, il titolo era Madre Natura, un ossimoro se consideriamo che ad accogliermi vi erano nuvoloni di nebbia e smog. Ad accogliermi c'era Kelly, una ragazza cinese che coordina gli stranieri a Xi'An che vanno a studiare all'International House (a mio parere la scuola di lingue più affidabile in tutto il mondo, da Palermo a Xi'An). Immediatamente mi rendo conto che, nonostante un anno intero di cinese a Londra, non ci capisco niente. Dall'autostrada fino all'albergo solo grattacieli, neanche l'ombra di una pagoda, per carità grattacieli bellissimi, ma mi aspettavo più pagode. In albergo mi addormento immediatamente, causa un maledetto jet-lag che ancora oggi mi rincoglionisce. Dopo un'ora di addormentamento in mutande sul letto(35°), sento una manina punzecchiarmi come per controllare il mio stato di salute. Era la receptionist che mi informa che devo andare in un'altra camera. Imbarazzato mi vesto velocemente mentre quella ride e dice qualcosa di ancora incomprensibile per le mie qualità cinesali. Poi Kelly mi ha spiegato che quella camera era una camera "da gioco". Infatti al centro della stanza si trovava un grande tavolo da mahjong, un popolare gioco da tavolo cinese. Così finalmente, avvenuto il cambio posso tornare a dormire. Mi sveglio alle 4:30 (sempre ringraziando il jet lag) e per evitare di svenire di nuovo, scendo in strada. Lo so che sembra banale a dirlo ma... Sono tutti cinesi. Tutti. Non ho incontrato un solo europeo tra ieri e oggi. E poi c'è quella che inizialmente mi sembrava una "malataliata" ma che in realtà ho capito corrispondere ad uno sguardo stupito. E posso anche capire il perchè. Anche io quando mi guardo allo specchio ora penso: "Minchia, un non cinese!". Terminando il mio giro verso le 8, e iniziando a prendere un po' di confidenza con l'area nei dintorni dell'albergo, vado a cenare. E qua si presenta il problema più grave. Perché una persona furba, al suo primo giorno in Cina, non sapendo usare le bacchette, ordina carne tagliata a pezzi grossi e cerca di evitare il riso. Come molti di voi ben sanno, io non sono furbo. Riso, manzo tagliato a pezzi molto piccoli e mezzo uovo, tutto in agrodolce. Una cosa fantastica per carità, ma penso proprio che l'inventore delle bacchette doveva proprio essere un sadico. Così, soddisfatto della battaglia appena vinta, torno a casa. E sulla strada uno dei spettacoli più belli che io abbia mai visto fino ad ora. Un centinaio di persone, tutte in una piazza, a praticare tai-chi. Tutti coordinati, tutti passionali riguardo a ciò che stavano facendo. Una meraviglia.
Svegliandomi il giorno dopo, sempre rincoglionitello grazie al jet lag, esco alle 7 per fare colazione. Ora, c'è chi la mattina si svegli presto per lavorare. Chi per andare a scuola. Chi per fare colazione con calma. Chi perchè rincoglionito dal jet lag. Ma non ho mai visto delle persone svegliarsi così presto per frustare una trottola e farla girare. Ebbene si, con una frusta vera e propria, queste persone colpivano questa trottola di ferro per farla girare senza sosta. Una cosa carina, per carità... Ma alle 7 del mattino!? Boh, valli a capire. E così decido, oggi mi girerò l'intera città a piedi. Non vi dirò oggi cosa ho visto, ma cercherò di caricare successivamente delle foto che ho scattato. Anche perchè mi sto dilungando troppo e perchè non credo di essere in grado di dipingere con le parole tutte le meraviglie che sono entrate in contatto con i miei occhi, con i miei piedi, e, perchè no, anche con il mio cuore. Una cosa la posso dire con certezza, sarà un mese ricco di emozioni, di diversità, di avventure e di magia. Un mese stupendo insomma.

martedì 27 maggio 2014

Giorgio Perinetti

Oggi vi parlo di uomo eccezionale. Lo dico senza peli sulla lingua e senza alcuna finzione, Giorgio Perinetti è una grandissima persona. Un uomo vero, e nel calcio, lasciatevelo dire, di uomini veri ne esistono veramente pochi. Gli uomini veri non parlano, dimostrano il loro carattere, il loro essere con i fatti. Ed è per questo che oggi vi voglio parlare dell'uomo Perinetti partendo da un fatto. Mi ricordo ancora la data di quel giorno, impossibile dimenticarlo. Litigai con mio padre a novembre. Ero pronto per partire e andare a Roma, per seguire un corso da osservatori. Lui non era d'accordo e mi impedì di partire, nonostante fosse tutto finanziato con i miei soldi. "Ho parlato con il mio amico Giorgio, dice che non vale niente, non  buttare il tuo tempo". E' il 24 dicembre 2013, la vigilia di natale. Io sono in vacanza a Palermo, celebrando le vacanze natalizie con i miei genitori ed i miei amici. Mi sveglio alle 9 del mattino con una telefonata: "Giorgio mi ha detto che ti vuole vedere". Alle 11 della mattina della vigilia di natale, Giorgio Perinetti, direttore sportivo del Palermo, uno dei migliori presenti in Italia, vuole vedere me, un ragazzino di 18 anni. Arrivo allo stadio emozionato come pochi, pronto a giocarmi le mie carte. So' che vuole darmi consigli, so' di dovere spiegare una passione probabilmente inspiegabile. Eppure neanche l'ho incontrato e già penso alla sua bontà. Minchia, mi sta ricevendo alle 11 del mattino della vigilia di natale! Entro nel suo ufficio, la tensione è alle stelle. Eppure mi sento stranamente tranquillo. Non è infastidito, lo percepisco. D'altronde mi ha chiamato lui! Spiego ciò che voglio fare, le mie intenzioni future e come intendevo realizzarle. Lui spiega tutti i miei errori, enfatizza le mie possibilità, mi indirizza verso tutte le strade possibili. Da quelle basilari a quelle che io definisco "da sogno". E' perfettamente in grado di far sognare un ragazzino di 18 anni, anche se, usciti dalla sua bocca, quei sogni sembravano quasi realtà. E' finita, purtroppo è finita molto presto. Eppure non volevo che finisse così presto. Mi sono lasciato cullare con tanta fantasia dalle sue parole che avrei voluto ascoltarlo in eterno. Il calcio è un mondo di merda, questo è vero. Ma lui lo trasforma in qualcosa di meraviglioso, nel mondo rettangolare sognato da tutti i bambini. Quel prato verde,  quelle strisce bianche, quelle porte, quella rete, quel pallone. Restituisce tutto al nostro calcio, restituisce tutto a quei sognatori ormai troppo cresciuti. Agli occhi di un ragazzino di 18 anni. E anche quando ho ricevuto le mie gigantesche batoste, anche dopo tutte le "pallonate" in faccia, io credo ancora nel calcio vero, fatto da uomini veri. Oggi, come molti di voi sanno, il Palermo ha scaricato Perinetti per lasciare il posto ad un soggetto "non poco conosciuto". Ma non voglio parlare del passato di questo nuovo dirigente e del perchè abbia passato gli ultimi due anni in Cina. Di questo, se vorranno, parleranno i giornali. Io oggi ho parole solo per Giorgio Perinetti, una persona che alimentato i sogni di un nessuno quale io sono. Che ha lasciato sotto l'albero di natale uno dei regali più belli. Che mi ha donato speranza e che mi ha fatto sempre più convincere che, anche quando tutto sembra perduto, c'è sempre qualcuno, qualche sognatore, su cui contare. Io non so se leggerà mai questo "articolo". Ma io voglio comunque indirizzarlo come una lettera, come un pensiero indirizzato al diretto interessato. Continui ad avere fede nel calcio, la stessa fede che mi ha trasmesso in pochi minuti. Continui a combattere, ad affrontare ogni sfida. Anche quella più impossibile e "sognata". Da lei ho imparato molto, e per questo non smetterò mai di dirlo. Grazie, Direttore.

sabato 29 marzo 2014

Lamberto Boranga

Chi lo ha detto che ad un certo punto si è troppo vecchi per essere degli sportivi? Quella di oggi è un a storia particolare. La storia di Lamberto Boranga. Di professione portiere. Esordì nel 1961 con il Perugia, oggi gioca nel Papiano. Ebbene sì, una carriera lunga 53 anni. Ma Boranga lo definirei particolare per altri motivi. Nella sua carriera da portiere infatti, non solo si è distinto per le sue prestazioni, ma anche per la sua intelligenza. Infatti Boranga è laureato. Anzi, è laureato due volte. Biologia e medicina, con tre specializzazioni in medicina interna, cardiologia e medicina dello sport. Insomma, non due cosine da niente. Dopo infatti aver giocato per il Perugia, la Fiorentina, la Reggiana, il Brescia, il Cesena, il Varese, il Parma e il Foligno, il pittoresco portiere cambia il suo ruolo, scegliendo anche un club da un nome un po' ambiguo. Nel 1992 diviene medico sociale di un club in provincia di Perugia. Il Bastardo. Pensate ora un po' a quello che accadde nello stesso anno. Una domenica qualunque di calcio, mentre i tifosi del Bastardo aspettano i propri beniamini in campo una brutta notizia arriva nello spogliatoio. Tutti i portieri sono indisponibili. E così il nostro medico sociale è costretto a sostituire i guanti in lattice con quelli di gomma. Boranga tra i pali.
Col suo fisico asciutto difende la porta con tuffi e interventi "di altri tempi". Un felino. Ma questo è nulla per il medico del Bastardo. Infatti nel 2008 a 66 anni conquista la medaglia d'oro ai mondiali over sessanta di...  Salto in lungo! E non basta, anche due medaglie d'oro in salto in lungo e in salto in alto ai campionati italiani Indoor Master ed un secondo posto ai 60 metri piani. Che dire, un uomo invincibile.
Ma soprattutto un uomo intelligente e impegnato. Nel 2005 denuncia il dilagare della cocaina nel calcio, preannunciando quelli che poi saranno i casi di Carrozzieri e del recentissimo Benitez del Granada.
Oggi Boranga non si ferma. Medico dello sport dell' USL n.2 di Perugia, non ha smesso di lottare tra i pali. Infatti milita nel Papiano, alla modesta età di 72 anni, con un contratto fino al 2015. Quasi 30 anni in più del mitico Ballotta, è l'esempio dello sportivo doc. Dedito, invincibile, indistruttibile. Non gira in Ferrari, ma corre lo stesso. Non ha un contratto milionario, ma vola lo stesso. Prende qualche calcio anche lui, ma non si ritira mai.
Tarantino ha girato il film "Bastardi senza gloria". Lui, l'ex medico del Bastardo, un po' di gloria la merita. Lui, il portiere che oggi possiamo considerare bomber.

giovedì 20 marzo 2014

Pi tia cercu lu suli

Scusate per la mancanza di accenti, ma la tastiera inglese ne e' priva. Ma cerchiamo di arrangiarci.
La sveglia suona puntuale alle 7 del mattino. Con ancora un grande moto di rincoglionimento dentro il corpo, riesco a prendere con fatica il telefono. Lo schermo presenta una scritta molto invitante: "Ritarda". Scritta troppo invitante per una persona totalmente rincoglionita dal sonno. Cosi' premo "Ritarda" e solo un'ora dopo realizzo che questa scritta sul mio telefono possedeva due significati. Sono le 8, sono in ritardo. Controllo il timetable per sperare in un miracolo che non arriva. Lezione di cinese alle 9. E allora ci si lancia fuori dalla camera per andare in cucina, dove di solito lascio la giacca. Trovo un mio coinquilino gia' sveglio, salvo poi scoprire che in realta' non era mai andato a dormire. "F***ing history exam!" e' stata la motivazione. Ma non ho tempo per perdermi in chiacchiere, devo correre. Cosi' alle 8 e 30 sono fuori, arrivando alla stazione della metro per le 8:35. Dovrei essere a lezione per le 9:10 partendo a quest ora. Mi aspettavo peggio. Arrivo e... La professoressa e' in ritardo. Succede anche a Londra, non vi preoccupate. Almeno sono riuscito a prendere 5 minuti di relax dopo il morning rush odierno. E cosi', tornando nel mio stato di sonnambulismo, aspetto la professoressa. Come al solito la classe di cinese e' sempre piena fino all'orlo. Infatti siamo solo tre persone! Bello fare cinese di prima mattina vero? E cosi' mentre la professoressa scrive dei caratteri sulla lavagna, ritengo opportune uscire dalla borsa gli occhia... Cazzo, gli occhiali! Ho dimenticato gli occhiali! Non avere gli occhiali a cinese e' come non avere il canestro giocando a basket. Cosi' la mia velocita' nello scrivere i caratteri diventa paragonabile a quella di Liverani palla al piede. Due ore dopo la lezione finisce, per fortuna. Arriva puntuale la chiamata di mio padre. "Oggi sono stato a Mondello, sai, la tipica giornata primaverile palermitana". Dopo qualche offesa e un po' di dettagli ulteriori sulla giornata palermitana, chiudo il telefono con il pensiero che devo rimediare facendo qualcosa. Mentre mi sposto da Regent Street (sede del campus di lingue orientali e studi umanistici) a Baker Street (sede del campus della scuola di business e architettura) trovo un piccolo bar, perfetto per attuare la mia vendetta. "Hello, may I have scrambled eggs in a toast please? Thank you.". Niente e' meglio in Inghilterra di una sana colazione all'inglese. A panza piena chiamo mio padre per comunicargli la vendetta, anche se, ovviamente, Mondello e le uova strapazzate non giocano nello stesso campionato. Entro al campus di Baker con un pensiero. Quando ero in Scozia, durante un'ora di buco, ho scritto un mini articolo direttamente dai computer della scuola. Si', la mia scuola aveva i computer. Ma non solo, li utilizzavano pure! Comunque, oggi ho deciso di fare la stessa cosa di due anni fa. Sono entrato con la carta magnetica, sono andato in aula computer e, dopo avere scritto qualche mail e controllato qualche voto, ho scritto questo articolo.
Non e' niente di special, una semplice giornata universitaria, ma spesso quello che per noi e' semplice, ordinario, puo' risultare estremamente diverso ad un terzo. Vivere a Londra sta diventando un'abitudine, una bellissima abitudine. Ma non voglio che lo diventi. Londra e' una fortuna, e' un sogno che ho realizzato con fatica e sudore. Pensavo fosse possibile sognare anche in Italia, ma con il passare del tempo, mi rendo conto che in Italia piu' che un sogno, si sta vivendo un incubo. E cosi' mi godo Londra, sperando un giorno di mettere le mie esperienze e la mia istruzione al servizio dell'Italia. Anche perche' forse, oggi, ho raggiunto l'apice della mia nostalgia. Perche' dopo tutto rimane sempre il paese piu' bello al mondo. Non il piu' pulito, non il piu' sano, non il piu' leale, non il piu' avanzato, non il piu' istruito, non il piu' ordinate, ma pur sempre il piu' bello. E quando un branco di londinesi ti circonda e la nostalgia colpisce, io attacco le cuffie e ascolto i miei Tinturia. E cosi', per descrivere questo momento particolare, mi viene da usare un pezzo di un loro brano: Pi tia cercu lu suli, pi tia ha manciatu sali.

domenica 23 febbraio 2014

La palla è tonda

Buonasera, buonanotte o buongiorno a tutti. Era molto che non scrivevo vero? Scusatemi molto, ero impegnato a studiare cinese. I nostri amici asiatici sono molto interessati ai miei scritti che hanno richiesto una traduzione integrale di tutto il blog, nonostante abbia chiaramente detto loro che parlo solo un poco di cinese. O almeno credo di avere detto questo... Comunque, lasciamo stare le minchiate e andiamo subito al dunque! Un discorso importante è sempre accompagnato da una minchiata, come mi ha insegnato un politico italiano una volta. O forse erano due? Boh, non importa, andiamo veramente al dunque.
Quando sono tornato dopo le vacanze natalizie a Londra ero molto gasato. Oltre ad avere un periodo molto rilassato a livello di studio, avevo preso una decisione. Dovevo iniziare a lavorare. A Londra, dove il lavoro c'è, è addirittura possibile trovare un lavoro bello, piacevole, collegato ai propri interessi e alle proprie passioni (lo so, sembrava un'assurdità pure per me quando me lo hanno detto, ma vi giuro che è vero!).  E' così ho inizialmente preso contatti con il Watford Football Club, seconda divisione del campionato inglese. Una persona, di cui per correttezza non farò il nome, aveva promesso di farmi vedere un po' l'ambiente calcistico inglese dall'interno. Una sorta di osservatore interno, un impiegato non pagato che vede come funzionano i meccanismi dell'azienda in cui lavora per un periodo di tempo limitato. Quella che a Londra chiamano work experience, fondamentale e necessaria per trovare un buon lavoro in futuro. Ora molti sanno quanto io sia appassionato di calcio, e ovviamente la notizia di questa sottospecie di impiego mi ha mandato al settimo cielo. Non perché fosse quello che avrei voluto fare in futuro, ma per vedere con i miei occhi ciò che succede all'interno di un mondo apparentemente molto pubblicizzato a livello mediatico. Le parole di mio padre risuonano sempre nella mia testa quando penso all'anticamera calcistica: "Fidati di me, quello del calcio è un mondo orribile".
Così dopo una trepidante attesa un giovedì mi arriva una chiamata:
 < Mercoledì ti aspetto a Watford di pomeriggio, chiamami di mattina così possiamo metterci d'accordo per l'orario esatto>.
Mercoledì. Sveglia alle 8. Inizio lezione alle 10. Appena sveglio chiamo: 
< tuuu, tuuu, tuuu...>.
<Vabbè, starà dormendo.> penso. 
Si va al bar. Caffè. Si, anche in questo bar è acqua sporca. Sorrido alla cameriera, d'altronde non è colpa sua se il caffè è così brutto. E non è neanche colpa sua se oggi alle 8 il Watford non ha risposto alla mia chiamata. A proposito!
< tuuu, tuuu, tuuu...>.
< No, ancora niente.>.
E allora si prende la metro e si va a lezione. Ogni lunedì mi toccano tre ore di Professional Competences, dalle 10 alle 13. Lezione per fortuna piacevole. Ma non avendo break e tenendo il telefono in silenzioso ero un po' preoccupato.
<E se mi chiama e non lo sento? Controlliamo un secondo lo schermo. Nessuna chiamata persa. E se aspetta la mia chiamata? Meglio che vado in bagno e telefono.>.
< tuuu, tuuu, tuuu...>. 
Anche questa volta niente. E' l'una. E' tardi.
Ora, qui è opportuno aprire una parentesi. La mia università è a Baker Street, zona 1 della metropolitana di Londra. Watford è considerato un borgo di Londra, solo una metropolitana porta all'unica stazione di Watford, chiamata Watford perché, per l'appunto, unica stazione di metro a Watford. Ho deliberatamente enfatizzato la posizione di Watford e tradurrò il mio sconforto per i non londinesi in questo modo: 1 ora e 20 di metropolitana. Già proprio così. Ma il problema più grave non è questo, assolutamente! Il problema è che la destinazione finale si chiama Vicarage Road, non Watford Tube Station. Questi due luoghi distano 20 minuti a piedi l'uno dall'altro. Traducendo ancora più semplicemente il mio ragionamento : l'incontro è di pomeriggio, mi devo sbrigare.
Salgo velocemente in metro, dimenticandomi di pranzare. Per fortuna in metro il telefono ha segnale.
< tuuu, tuuu, tuuu...>.
< tuuu, tuuu, tuuu...>.
< tuuu, tuuu, tuuu...>.
Niente, nessuna risposta. Io sono arrivato in zona 7 e non ha risposto nessuno. Io sono alla Watford Tube Station e non ha risposto nessuno. E piove. Piove veramente tanto. Ma io ci credo. Ora risponderanno. Ora mi chiameranno. Io inizio a camminare.
Avendo deciso di vestirmi in maniera elegante per l'occasione, non ero molto riparato dal freddo ma soprattutto dalla pioggia. I piedi invece, mossi dall'ottimismo e dalla voglia di essere presenti a questo incontro, andarono avanti sotto comando del mio mio cervello. Sotto il controllo della sezione emotiva di esso, che predominava sulle altre in questo momento. L'acqua cadeva velocemente e pesantemente, bagnandomi i capelli e il vestito, che ormai non era più in grado di riparare il freddo. Così dopo dieci minuti sento un rumore diverso dal gocciolare della pioggia e del motore di qualche macchina che ogni tanto incrociava la mia strada. Era il mio telefono. Era il Watford.
<Pronto, chi è?>.
<Sono Alessio.>.
< Ehm...>.
<Alessio Norrito! Si ricorda dell'appuntamento di oggi pomeriggio?>.
<Ehm, ah sì! Alessio! Ora ricordo! Guarda oggi ho un sacco di impegni, chiamami domani e decidiamo quando metterci d'accordo.>.
<... Ok, allora a domani>.
A domani. Sono le 3 e 20 di pomeriggio. Piove. Piove veramente tanto. Io non ho riparo e sono a Watford, da qualche parte a metà tra Vicarage Road e la Watford Tube Station. Meglio tornare a casa. Il viaggio di ritorno è stato silenzioso. Solo rabbia e delusione. Molta delusione, moltissima rabbia. Immensa voglia di riscatto. Non poteva finire così.
Torno a casa, butto tutto sul letto e accendo il pc. Vedo una cosa molto interessante. Il Chelsea cerca un receptionist a Stamford Bridge. 
<Sarebbe un sogno! Cavolo, io ci provo. Tanto oggi, peggio di così non può andare>
Il giorno dopo faccio il mio solito cospicuo numero di chiamate al sig. Watford, senza ricevere alcuna risposta. L'unica differenza è che quel giorno non ricevetti nessuna chiamata a seguito. Così torno a casa, questa volta decisamente più deluso che incavolato. Così, con rassegnazione l'occhio mi cade su di una e-mail.
<Ciao Alessio, abbiamo ricevuto il tuo curriculum e deciso di invitarti per un colloquio>. Era il Chelsea.
Receptionist al Chelsea, uno dei miei sogni. Sono sempre stato indeciso:
<Hotel o calcio?>
Qua trovavo tutte e due gli aspetti, esaudivo i miei desideri!
Per una questione di privacy non posso dirvi cosa è successo dopo. Però una cosa posso dirvela:
Oggi, io,  per correttezza, ho deciso di chiamare il signor Watford. Volevo ringraziarlo per la disponibilità e informarlo che purtroppo non avrei potuto fare work experience con lui. Ora ho un lavoro, non mi è più possibile. Volete sapere che ha detto lui???
< tuuu, tuuu, tuuu...>
Non ha risposto.