giovedì 29 dicembre 2011

Di getto

Scusate intanto per la mia assenza, spero tanto che nessuno abbia tentato il suicidio o simili a causa del mio mancato scrivere. Ma come sapete è vacanza pure per me, il Natale in Scozia esiste e, pensate un po', è addirittura celebrato lo stesso giorno del Natale italiano. Certo, ci sono meno film di De Sica e più luci, meno panettoni e più Haggis, ma per il resto è preciso al nostro! E oggi, dopo le dovute ferie, ho pensato "Ma di cosa scrivo? Di che parlo?". In realtà ho aggiunto un'espressione tipicamente siciliana riferente al principale organo genitale maschile tra il "cosa" e lo "scrivo", ma preferisco rendere il tutto più internazionale e meno dialettale! Comunque, ho deciso di scrivere così, di getto, anche perchè in questo momento sono felice, ho il "babbio" come dicono nella mia isola. Anche perchè, diciamoci la verità, non ci sono più argomenti! Volevo parlare di Berlusconi, a quanto ho capito il mio cavallo di battaglia, ma si è dimesso. Ora, vedi tu, ma può essere mai che non ne fa una giusta quest'uomo? Ti sembra leale dimetterti? Di che si parlerà ora, di che ci lamenteremo!? Comunque io so come è andata caro Silvio. Le tue  dimissioni erano tutto un piano per lasciarmi senza argomenti! Ma io non sono così fragile, io andrò avanti!
Comunque tornando a noi, mi sono comprato un kilt. Bellissimo... Poi di una comodità incredibile! E ora vi svelerò un retroscena curioso del kilt. Avete presente quella specie di marsupio legato al kilt? Bene, anticamente gli abitanti della Scozia, allora Caledonia, utilizzavano il suddetto con scopo termico, ovvero per tenere i genitali ad una temperatura idonea alla sopravvivenza dei suddetti in condizioni atmosferiche contrarie. In poche parole non è un marsupio, ma uno "scaldapalle" (scusate nuovamente la volgarità).
Che tristezza in questi giorni però, se ne sono andati molti miei amici, sono accadute cose brutte. Però nonostante ciò, io ho ancora la forza di avere il "babbio", di stare bene. Mi viene in mente una frase di una canzone "Io molto ho pianto e tanto ho sorriso, ora il destino lo invento da me". Per chi non mi conoscesse, sappiate che raramente io sono triste, lo sono stato sì, ma ora non più. Sono cresciuto con il tempo, a volte penso troppo velocemente, e ho capito che la vita ti da più di cento motivi per essere triste. Allo stesso tempo ho capito che, dentro di te, hai più di mille motivi per avere il "babbio". Per essere felice al massimo. Ed è là, in quel momento, che freghi il destino. Che diventi artefice di te stesso. Che riesci a sopravvivere quando fisicamente non c'è nessuno accanto a te, quando sei solo a 60 gradi nord del globo terrestre.
Credetemi, è la sensazione più bella del mondo. Mi sento forte. Sento di poter fare tutto. Sento che niente mi è impossibile. Ma la cosa più importante è che mi sento felice. E spero che abbia strappato un sorriso dalle vostre faccie con i miei pensieri, con ciò che ho scritto. Per il resto ora mi godo il mio babbio da solo, mi dispiace. Ciao ragazzi, divertitevi... Come volete ;)

martedì 20 dicembre 2011

Quando sarai solo

Quando per trovare il nuovo devi mettere da parte il vecchio. Quando non riuscirai mai realmente a metterlo da parte, questo vecchio. Quando il vecchio è così bello da diventare nuovo. Quando aspetti con ansia il momento di rivedere questo nuovo vecchio. Quando intanto il vero nuovo diventa sempre più bello. Quando capisci che al nuovo servirebbe qualche cosa di vecchio. Quando il nuovo sarebbe perfetto se ci fosse il vecchio. Quando sarai solo, con il nuovo.
Scusate se vi ho confuso, distratto o magari infastidito. Ho cercare di rendere questo ragionamento il più bello possibile. Non mi sono curato di quello che o scritto e non me ne curerò. Il tasto canc non è stato toccato in quel ragionamento, neanche pensato. Perchè nel mio ragionamento non si può tornare indietro. L'unico modo per tornare indietro è andare avanti. Non sono affatto scontento di questo nuovo, anzi sono felicissimo. Però questo nuovo è mancante di qualcosa. Qualcosa di vecchio. Qualcosa di vecchio che arriverà solo alla fine di questo nuovo. E lì il nuovo diventerà vecchio. E' un ciclo. Nuovo e vecchio. Questi signori sono i padroni della vita. C'è però una differenza tra il nuovo e il vecchio. Il nuovo è vestito con un mantello nero, che viene tolto passo per passo. Il vecchio il mantello l'ha buttato da un pezzo. Il vecchio è stato calpestato e ricalpestato. Il vecchio è vecchio. Però, mentre il nuovo si copre, il vecchio lascia che la sua bellezza sia ammirata. La sua immensa bellezza. Fin quando non ci stufiamo di questa bellezza e ce ne andiamo per scoprire, per togliere il mantello, al nero. Ed è là, mentre combattiamo per togliere questo mantello che ci ricordiamo di quanto era bello il vecchio.
Ora però c'è un punto in cui io mi distinguo da altri uomini. C'è chi, ricordandosi del vecchio, lascia il mantello al nuovo e va a riabbracciare il vecchio. Io non posso, non mi è concesso. Io devo distruggere questo mantello, poi riabbracciero il vecchio. Però, quando arriverà il momento, dopo tanta attesa, potrò riabbracciare di nuovo il vecchio. E quello sarà l'abbraccio più bello della mia vita. E, se so che il vecchio è comunque nel mio cuore, non c'è nuovo che io non possa scoprire. Non saremo mai soli.
Dedicato ad una persona speciale

domenica 18 dicembre 2011

Lettera al Palermo

Carissimo Palermo,
io sono un tuo grande tifoso, da sempre. Da quando ero piccolo io ed eri piccolo tu. Oggi ti scrivo, triste e incazzato, come d'altronde penso sia ogni tifoso rosanero in questo momento. Vedi ci sono tifosi come me che, essendo lontani, fanno fatica a vederti. Oggi per vedere la partita che ritengo la più importante  di tutta la stagione, sono stato dall'una a cercare un sito internet per vedere la partita. Non essendo pratico di queste cose non l'ho trovato, ma ho comunque escogitato un metodo per vedere il big match. Un mio amico a Palermo ha acceso la telecamera del computer e l'ha puntata verso il televisore. E così mi sono visto la partita. Ecco io oggi penso di aver fatto ciò che mi era possibile per vedere la partita. Ho messo anima e cuore per il mio Palermo. E pensa caro Palermo, c'è gente che è messa peggio di me. C'è gente che fa sacrifici ancora più grandi per vederti. Gente che nonostante i problemi economici ritengono opportuno andare allo stadio per supportare quella maglia. Perchè la squadra del cuore è unica. E come un figlio. Gioisci quando lo vedi crescere, quando prende un bel voto a scuola, quando da il meglio di se. L'unica differenza e che qua, caro Palermo, tu non hai dato il meglio di te. Non vedevo una partita da molto tempo, ero entusiasmato all'idea di vedere questo derby. Invece sei stato vergognoso, profondamente deludente. Caro Palermo, oggi hai preso per il culo tutti i tuoi tifosi. E' vero, il tuo presidente ci ha preso tutti per il culo già a gennaio, decimando la squadra, incassando milioni e milioni, senza però reinvestirli nella squadra. Ma caro Palermo queste sono cose secondarie. Io, in quanto tifoso, intendo essere rispettato. Sapete quanto darei per indossare quella bellissima maglietta rosanero? Sicuramente molto più di tutti voi messi assieme. Siete stati veramente vergognosi. Durante questa partita per la prima volta vi ho dipinto come degli strapagati, montati, noncuranti e irrispettosi. Senza noi tifosi voi non sareste niente. Senza noi tifosi nessuno si sarebbe mai accorto di voi, e non avreste mai visto tutti i milioni che guadagnate ogni anno. Vedervi correre, sudare, lottare su ogni pallone, faticare è il minimo che ci spetta. Poi se arriva la vittoria, bene. Se non arriva, va bene lo stesso. Ma giocare così, in una delle partite più importanti della stagione, se non la più importante, è uno sputo sulla faccia di tutti i tifosi. Di tutta la passione dei vostri tifosi. Spero di non trovarmi mai più a parlare così della mia squadra, ma purtroppo non sono riuscito a trovare parole dolci e amorevoli per commentare uno scempio del genere.
Un tifoso deluso

giovedì 8 dicembre 2011

Fischia il vento

Oggi sembrava una giornata normale. Sinceramente non controllo mai le previsioni, e di certo non mi sarei messo a controllare il meteo proprio ieri. Bhè forse a Palermo non preoccuparsi del meteo è possibile, ma qui, in Scozia, no. E allora salgo sull'autobus, senza sapere niente di tutto ciò che sta accadendo. < Sai, oggi ci potrebbe essere un vento molto forte> dice qualcuno. Io noncurante continuavo a farmi i fatti miei. C'è sempre vento qua, un vento freddo e fastidisoso. Non mi avrebbe cambiato la giornata il fatto che oggi fosse più forte.
Arrivato a scuola e fatto l'appello, ho un'ora di educazione fisica. Una bella partitella a calcetto, nel campo interno. Mentre eravamo negli spogliatoi si sente una voce dall'interfono. <Buongiorno studenti della St.Davids, vi informiamo che la scuola verrà evacuata alle ore dodici a causa dell'uragano che oggi colpirà l'intera zona della città di Edimburgo. Nel momento dell'evacuazione dovrete raggiungere i vostri autobus, locati nelle solite postazioni, che vi porteranno successivamente a casa.>. Uragano? Mi giro e dico ad un mio amico: <Ma ha detto uragano?>. Quello annuisce con la testa. Non ho mai visto un uragano in vita mia, ma vi assicuro, è veramente terribile. Mentre sto scrivendo mi trovo a casa, l'uragano è ad un muro di distanza da me. La casa trema. Il vento entra anche dalle fessure più piccole. Fischia. Il solo pensiero di uscire fuori fa terrorizzare. Pensare di poter essere spazzato via da un momento all'altro. Eppure non posso smettere di guardare fuori dalla mia finestra. E stranamente mi è venuto in mente Palermo. Se un uragano del genere colpisse Palermo... Secondo me succederebbe una tragedia. Anche per la conformazione della città. I balconi, con tutto quello che contengono, avrebbero contribuito ad una catastrofe cittadina. Le piante, gli alberti, piccole costruzioni sarebbero state strappate con furia. Speriamo non accada mai qualcosa del genere nella mia città. Ora vi saluto, torno a guardare il bestione che si trova aldilà della mia finestra

martedì 6 dicembre 2011

De istruzione

Parliamo di istruzione, senza prenderla per le lunghe. La scuola italiana è vergognosa. Siamo conosciuti in tutto il mondo per la nostra istruzione. Per la preparazione dei nostri insegnanti, per le materie che studiamo e per la difficoltà di quest'ultimo. Per il nostro sistema di valutazione, unico al mondo, che ci mette continuamente alla prova. Infatti siamo gli unici ad avere le verifiche orali, le famigerate interrogazioni. Siamo abituati a parlare, a discutere continuamente. Il che è giusto, il nostro è il metodo migliore. Unico e migliore. Il problema è un altro. Studiamo in delle vere e proprie pattumiere. E per farlo capire metterò a confronto due scuole pubbliche: una scozzese e una italiana. Utilizzando dei semplici dati.
Iniziamo dalla scuola scozzese. La scuola presa in esame è quella che frequento io. Una scuola pubblica, frequentata da persone certamente poco disponibili economicamente, per la maggior parte. La scuola conta poco più di 400 alunni.
Stiliamo un elenco delle caratteristiche rilevanti della scuola:
  • più di 70 aule
  • 1 palestra con attrezzi
  • 1 piscina
  • 3 palestre adibite a sport interni
  • 2 campi da calcio a 11
  • 2 campi da basket 
  • 1 campo da rugby
  • 4 aule attrezzate per cucinare
  • 2 aule di musica, con realtivi strumenti musicali (dalla chitarra per arrivare persino allo xilofono)
  • 4 aule di ferramenta e falegnameria
  • 12 aule scientifiche con relativi attrezzi
  • 1 libreria con più di 20 computer disponibili e accesso a internet
  • Almeno 1 computer per ogni aula
  • Registro elettronico
  • 1 proiettore per ogni aula
  • Sala mensa comune
Io, personalmente, sono tutt'ora impressionato da questa scuola. E sono ancora più impressionato dalla gente che mi dice <Guarda che questa scuola è brutta, ce ne sono di molto più belle!>. E quella italiana? La lista della scuola italiana è sicuramente più corta.
  • Tante aule quanto sono le classi che si formano. A volte le aule non bastano, e così si formano le famigerate succursali. Scuole che non hai scelto e sicuramente di qualità minore (ripeto, non per l'insegnamento)
  • 1 palestra (spesso in cattive condizioni, dovuta alla mancanza di uno staff adibito alla manutenzione) da dividere con tutti coloro che hanno educazione fisica nella tua stessa ora.
  • 1 libreria non pubblicizzata e non utilizzata
  • 1 laboratorio mal funzionante e inutilizzato
  • 1 proiettore per ogni scuola, senza computer. Quello devi portarlo da casa
Dimentico qualcosa? Ah, si. Spesso e volentieri può crollarti un pezzo di tetto addosso.
Voglio un cambiamento nella scuola italiana. Voglio essere alla pari con gli studenti di tutta Europa. Le nostre scuole sembrano catapecchie. Sono facilmente confondibili con un carcere. Abbiamo il diritto di essere alla pari con il mondo che ci sta intorno. E per esserlo abbiamo bisogno di un istruzione che non possa essere limitata dalla mancanza dei mezzi necessari. Voglio poter studiare

lunedì 5 dicembre 2011

Amatela e liberatela

E' incredibile come in 17 anni i politici che hanno governato l'Italia non siano riusciti a fare niente per questo paese. Anzi, sono riusciti a metterlo in ginocchio, trascinando tutto il resto del mondo alla crisi. Ma è ancora più incredibile come dei "non-politici" siano riusciti a fare qualcosa di concreto per l'Italia in soli 17 giorni. E credo che la differenza tra anni e giorni la conosciamo tutti. Ci siamo lasciati alle spalle un periodo brutto, quello di Prodi e Berlusconi. Un periodo così buio da poter essere paragonato agli anni del fascismo. Ma a quanto pare la gente non se n'è ancora accorta, è scontenta. Come non darle torto! Ora è il momento di pagare. Lo so, siamo infuriati. Pagare noi per loro. Una pazzia! Eppure questa pazzia va fatta. Dobbiamo riparare tutti i dolori che i finti italiani ci hanno procurato. Non prendetevela con Monti, lui è stato messo a capitanare una nave destinata ad affondare. Sta cercando di portarci a riva. Per non affogare serve uno sforzo. Uno sforzo enorme, disumano. E sono questi i momenti in cui bisogna essere forti. Non facciamo la fine della Grecia, non rivoltiamoci contro il governo. In questi momenti bisogna aiutarci a vicenda. Non bisogna ostacolare il governo! E' solo così che possiamo andare avanti. Deve scomparire l'opposizione in Italia, bisogna collaborare. Che tu sia di destra o di sinistra, sicuramente provi amore per questo paese. Soffermati su questo punto che hai in comune con il "nemico". Vedete che pensando ad esso non esisteranno più inimicizie, coloro che comandano e ci rappresentano potranno lavorare con calma e tranquillità, e così verrà raggiunto il nostro obbiettivo: ridare un valore all'Italia.
Purtroppo però, perchè così accada, vanno fatti tanti sacrifici. Molte famiglie si lamenteranno delle tasse, costrette ad aumentare per far fronte alla crisi. In questo momento servono spalle forti, bisogna stringere i denti. Perchè solo così l'Italia potrà camminare a testa alta nel mondo di domani. Grazie ai sacrifici di quelle famiglie italiane che, con i loro sacrifici, hanno avuto la meglio sui corrotti.
In Sicilia lottiamo continuamente contro la mafia. C'è chi ha dato la propria vita per i propri ideali di giustizia. Ne sono morti tanti. Ma tutt'ora le loro idee camminano con noi, sono costantemente con noi. E ogni giorno combattiamo la mafia. Sta diventando sempre più debole, a poco a poco ci stiamo riuscendo. Anche se personalmente dirò che la mafia sarà sconfitta solo quando il nome di Giovanni Falcone verrà ricordato più di quello di Salvatore Riina. Perchè noi amiamo di più la Sicilia, la nostra terra. Di più di tutti quelli che cercano di buttarla giù, di renderla uno schifo.
Cari italiani, fate lo stesso con l'Italia. Amatela e liberatela. E dico questo pensando alla mia di famiglia. E' difficile mantenere un figlio che vive in Scozia, figuratevi ora che sono aumentate le tasse. Ma i miei sanno di dovere pagarle, per dare un futuro a me e ad i miei figli. E in un certo senso sono contenti. Sono contenti perchè finalmente sentono di poter fare veramente del bene per il proprio paese. Per questo ribadisco questa frase in conclusione: AMATELA E LIBERATELA

sabato 3 dicembre 2011

Edimburgo è coperta di luci..

Qua è già Natale! Di solito l'albero si fa l'8 dicembre, e quel giorno sancisce l'inizio del periodo natalizio. Invece qua il Natale è già iniziato da un pezzo. Fidatevi, la città è fantastica. Tutta Edimburgo è coperta di luci, fiere, capanne, mercatini. Bellissimo. Ma per farvi capire meglio procediamo in questa maniera. Scendo dal 37, l'autobus che mi porta da Loanhead a Edinmburgo, a North Bridge, il ponte che si estende sopra la stazione principale di Edimburgo: la Waverly Station. Da qua, se si è abbastanza alti, si può ammirare una vista dei Princes Garden. Mi limito a dire che una fiera megagalattica, il German Market, si estende per tutto il parco del centro città. Ma piuttosto che guardare da lontano, mi incammino per farmi un giro dentro questo market. Si entra e subito si notano le giostre, la ruota panoramica. Una ruota che ricorda tanto il London Eye ma che in realtà non lo ricorda manco un poco. Una ruota che esprime appieno il carattere scozzese. Due ruote, che rispecchiano i loro paesi. Una è più grande, fumosa, maestosa, ma allo stesso tempo lenta, per certi versi noiosa. Stare dentro il London Eye per mezz'ora risulta noioso. Mentre invece questa piccola ruota, che viene montata solo nel periodo natalizio, è più piccola e meno conosciuta. Così poco conosciuta che neanche io so come si chiami, sempre se ha un nome. Ma allo stesso tempo questa ruota va veloce, le cabine girano a tempo con la ruota, e nel mentre dalla base esce musica a tutto volume. Insomma, lo specchio di due nazioni. L'Inghilterra e la Scozia. Certo l'Inghilterra sarà meglio, forse più pubblicizzata, ma io sono per la Scozia. La preferisco. Comunque, proseguendo mi immergo nel mercato. C'è di tutto. Haggis, hot dog, vino caldo, uno stand di patatine fritte con formaggio fuso sopra, una casetta dove vendono cappellini, guanti, sciarpe e tanta altra attrezzatura per combattere il freddo micidiale di questa città. Ah, mi ero scordato di dirvi, abbiamo toccato lo 0. Purtroppo so che mancano pochi giorni perchè il grado scenda sotto lo zero. Unico punto positivo sarà la neve. E dopo questa bella uscita con gli amici, la giornata termina. Torno a casa e leggo le notizie. "Profondo indignamento della chiesa, un uomo ha dato alla luce una bambina". Minchia che rabbia. Questo aspetto della chiesa non lo condivido proprio. La chiesa, quella che tutt'oggi è attiva nel nostro mondo, è stata fondata sugli insegnamenti del più buono di tutti gli uomini. E ora? Ora è diventata uno schifo. Una chiesa che non sa dare risposte ai bisognosi, che non sa aiutare. Una chiesa ormai politica. Una chiesa ricoperta d'oro e corruzzione. Una chiesa ormai superata, vecchia, che invece di usare i nuovi mezzi per aiutare, invece di promuovere la novità, la denigra. Una chiesa che vedrebbe questa critica come blasfema e anticlericale. La chiesa, quella vera, piuttosto che gli omosessuali avrebbe combattuto il natale commerciale e tutti i soldi che girano intorno ad esso. Avrebbe combattuto quel riccone di babbo natale. Il natale, quello che noi oggi festeggiamo, non è stato "inventato" dalla chiesa, ma dalla Coca-Cola. E la chiesa questo lo sa e non lo sa. Facciamo finta che tutta l'attenzione in periodo natalizio non gli interessi. La maggior parte delle persone ormai va a messa solamente in periodo natalizio. Non sapete quanta beneficienza viene fatta a natale! Quanti 8x1000 alla chiesa cattolica! Chissa se questo natale la chiesa vendesse una di quelle reiquie, oramai prive di valore spirituale ma piene di valore monetario, e desse il ricavato alla gente che ha più bisogno...