domenica 15 aprile 2012

Chiudo il blog

Chiudo il blog, ma non vi preoccupate! Infatti la chiusura di questo blog è, possiamo dire, provvisoria. Il mio intento è quello di aprirne uno nuovo, ancora più ricco e più bello, che contenga le mie nuove emozioni. Perchè il tempo in Scozia è quasi scaduto, purtroppo. Lo so, non ho scritto per molto tempo, ho trascurato questa passione di scrivere pubblicamente che tante gioie mi aveva dato durante i primi mesi passati nella terra dei kilt e delle cornamuse. Questo blog spesso mi ha reso felice, perchè mi ha fatto ricredere su di una cosa che credevo di non saper fare: scrivere.
 Quando io frequentavo le scuole medie, vigeva il sistema di valutazione "a commento" come piace chiamarlo a me. Insufficiente, sufficiente, buono, distinto e ottimo. Ero molto bravo alle scuole medie, proprio in tutto! Solo una cosa non sono mai riuscito a fare bene, i temi! Mi ricordo che in prima ed in seconda media non ho mai preso più di buono ad un tema, che per le mie aspettative era un voto molto basso (ora un "buono" per me, ma come per tutti gli alunni di scuola superiore,è motivo di festeggiamento inoltrato). Entrato al liceo, mi sentivo molto fiducioso. Molto fiducioso  del mio scrivere e delle mie capacità. E mi sa che proprio per questo nella prima produzione scritta presi 4. E per tutto il primo anno non sono andato al meglio, tanto da rischiare il debito proprio in italiano. Io rimasi molto deluso da questa cosa. Scrivere mi piaceva veramente tanto, proprio per questo la mia scelta cadde sul classico. Eppure credo che se oggi mi piace scrivere, se oggi lo so fare "bene", è merito solo di due elementi. I miei insegnanti e la mia tenacità. La mia professoressa mi ha sempre spronato a fare del mio meglio, ad impegnarmi al massimo. Quei brutti voti sono serviti a questo d'altronde. A fare uscire il massimo da me. E adesso vi racconto un piccolo aneddoto: Un giorno, dopo aver preso un brutto voto in un tema, decisi che dovevo migliorare a tutti i costi, non mollare. Stampai venti articoli di giornale e, ogni volta che ne leggevo uno, scrivevo un tema. Poi andavo da Tano, un caro amico di famiglia, e lui correggeva i miei errori e mi dava consigli su  come scrivere meglio. Devo ringraziarlo tanto per questo. A furia di allenarmi sono certamente migliorato, eppure mancava ancora qualcosa. Non ebbi il tempo di dimostrare alla mia professoressa i frutti del mio allenamento, perchè, in seguito a delle vicende personali, cambiai scuola.
Però nella nuova scuola i temi non andarono così come con la prima, riuscii a prendere persino un 7 e mezzo! Il mio allenamento aveva dato i suoi frutti. Il professore mi insegnò a inserire emozioni e sentimenti in quello che scrivevo. E devo dire che scrivere descrivendo ciò che si sente mi piace tantissimo. Perchè ogni volta che ci provo penso a far viaggiare la mente di chi sta dall'altro lato, di chi leggendo può immaginare suoni, sapori, colori, persone. Insomma può rendere vivo il testo nella sua mente.
Questo è il bello dello scrivere. Lo scrittore è un inventore, un prestigiatore, un'artista. E' tanto in uno. Uno che sa scegliere le parole giuste nell'ordine giusto per regalare un'emozione scritta in un pezzo di carta, in uno schermo, in un muro, dando ad esso vita.
Ma torniamo al motivo per cui questo blog mi ha reso felice. E' semplice, ho fatto felici tanti altri! Da quando scrivo mi sono arrivati molti complimenti, alcuni veramente molto belli. Per esempio un amico di mio nonno leggendo disse: <Spero di vivere abbastanza per vedere questo ragazzo da grande>. Questo è senza dubbio il complimento più bello che io abbia mai ricevuto e lo ringrazio tantissimo per le sue bellissime parole. Molti leggendo sono rimasti increduli. Anche Tano! Poi sono arrivati anche dei complimenti anonimi, di gente che quindi, purtroppo, non ho potuto ringraziare, ma che ringrazio ora.
Io sono rimasto incredulo, non pensavo di scrivere bene e non lo penso tutt'ora. Però voi mi avete seguito, vi siete appassionati e mi avete reso felice! Quindi grazie mille! Non mi sarei mai immaginato che questo blog potesse avere un tale successo. Eppure questo blog ad oggi è stato visitato 4800 volte, di cui 3000 in Italia e le restanti da molti altri paesi.
Quindi oggi è un giorno importante, oggi finisce il capitolo 1! Appena sarò pronto aprirò il capitolo 2. Ho già tante idee nuove, per soddisfare ed entusiasmare voi che siete i miei sostenitori. Alla prossima, e di nuovo grazie mille!
-Alessio

lunedì 20 febbraio 2012

Caro Sanremo, parliamo di musica

 Carissimi lettori, nonostante la lontananza, sono riuscito a vedere Sanremo! Ok, ci sono dei pareri contraddittori su Sanremo. So che a molti di voi non piace, come a tanti altri di voi piace. Io mi colloco in mezzo. Più dalla parte dei felici piuttosto che da quella degli scontenti. Perchè? Io apprezzo grazie all'edizione dell'anno scorso. L'anno scorso decisi di accendere Rai Uno in primis per due grandissimi attori, presentatori e comici della scena italiana. Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu (spero di averlo scritto giusto). Li conoscevo dalle Iene e sapevo che, vederli a Sanremo, avrebbe promesso sicuramente spettacolo! E infatti quante cose sono successe l'anno scorso, quante canzoni, quanto parlare, quanto spettacolo. L'edizione dell'anno scorso è stata veramente fantastica!
Ora però tocca parlare di quest'anno. Un bel festival anche questo, solo dal titolo sbagliato. Festival della canzone italiana non si addice proprio. Festival dello spettacolo (?) italiano forse va meglio. Io sono appassionato di musica, mi piace tantissimo. Proprio per questo il festival non mi è piaciuto. Musica così scialba, brutta. Dove la bellezza della voce e delle parole è stata messa da parte dalla musica "da vendita". Gurdacaso le prime tre posizioni vedono queste tre cantanti: Emma, Arisa e Noemi. La prima, Emma, è un prodotto degli "amici" di Maria de Filippi. La seconda, invece, è una giudice del noto programma "X Factor". Mentre la terza è proprio una ex-concorrente della stessa trasmissione. Un caso? Speriamo proprio di si... Perchè per mettere da parte la grande poesia contemporanea di Bersani, la grandissima voce di Dolcenera, di cui nessuno sembra accorgersi e l'immenso senso della musica di Lucio Dalla, serve qualcosa di veramente bello. Certo però che il livello non è stato altissimo. E la cosa che fa più arrabbiare è che su quel palco, di certo, non mettono piede i migliori. Il festival della musica italiana deve avere i migliori della musica italiana tra le sue fila. Non è possibile che il festival venga animato soltanto da grandi come Bryan May o Patti Smith. Ora a seguito vi posterò una canzone dei Tinturia, proposta a Sanremo qualche anno fa. Ascoltatela e poi giudicate. L'Italia e gli italiani si meritano il meglio, la musica che svolga il suo lavoro. Ovvero la musica che trasmetta sensazioni, che faccia cantare, che faccia ballare. La musica che accompagna a vivere

domenica 19 febbraio 2012

Incontri italiani

Siamo a Loanhead, il piccolo paesino in cui vivo. Qua a Loanhead c'è una piccola pizzeria italiana, Mario's. Devo dire che questa "pizzeria" di pizzeria non ha poi così tanto e, fino a pochi giorni fa, pensavo non avesse molto neanche di italiano. Fin quando a ora di pranzo entro e chiedo due pizze d'asporto. Per sbaglio mi appoggio sopra una parte del bancone incandescente e quindi reagisco con un bel < Ahia>. Subito dopo sento: < Ma sei italiano?>. Mi ritrovo spaesato, non avevo collegato le parole a chi le aveva emesse. E allora una ripetizione < Sei italiano?> <Si, ma come hai fatto a capirlo?> < Gli scozzesi di solito dicono "Auk" tu invece hai detto "Ahia">. Me ne ero quasi scordato! Ma mi dovranno scusare se non riesco a parlare in scozzese quando mi faccio male. Comunque rimango per un po' di tempo a fare quattro chiacchiere con queste persone, mi rituffo per poco nell'Italia. Quando sono uscito ho pensato subito una cosa. Che il mondo è veramente piccolo. Chi lo avrebbe detto che nello stesso minuscolo paesino scozzese di Loanhead vivessero due italiani! Non lo avrei mai immaginato. Eppure di italiani ne ho incontrati molti. Spostiamoci a pochi minuti di autobus a Bonnyrigg e andiamo da Gigi's e ordiniamo anche qua una pizza. Entri nel ristorante e ti accolgono con un "Good evening" che non suona del tutto scozzese. I camerieri sono tutti italiani, quello che è assegnato al nostro tavolo viene da Napoli. Dopo aver mangiato avevo voglia di parlare con lui e quindi usciamo dal ristorante. Lui si accende una sigaretta e inizia a raccontarmi. Non scenderò nei dettagli ma faccio un semplice discorso. C'è chi come me viene a studiare all'estero. C'è chi come me che alla fine non sta poi così male. C'è invece chi l'Italia l'ha dovuta abbandonare per cercare lavoro, per vivere. E queste persone sono davvero da apprezzare, molto più di qualunque studente! Lasciare la propria terra perchè costretti, perchè non esistono alternative, per continuare a vivere. L'italiano è costretto a farlo da sempre. Dai primi barconi per l'America agli attuali aerei per l'Europa. Gli italiani sono in giro per il mondo da sempre, e dove girano lasciano sempre il segno. Continuerò a parlarvi di italiani all'estero ma per ora vi lascio a riflettere e a pensare quanto la nostra cultura, il nostro carattere, la nostra nazione, abbia lasciato un segno profondo nel mondo che oggi viviamo. E anche se ora pensate che l'Italia sia morta o stia finendo vi dico solo di non disperarvi. L'Italia è sempre viva

sabato 18 febbraio 2012

X & Y

Oggi stavo ascoltando una canzone, "Swallowed in the sea" dei Coldplay. Una canzone veramente molto bella, e ricca di significato. Chris Martin la scrisse per sua moglie che da poco aveva subito la perdità del padre, insieme ad un altra grande canzone (Fix You). "Fix You" è più una canzone atta a consolare, ad aiutare, ad aggiustare (Infatti fix in inglese ha oltre al significato di aggiustare,anche quello di consolare, che nel contesto della canzone crea un effetto molto bello. D'altronde consolare significa aggiustare qualcosa che è già accaduto). Mentre in "Swallowed in the Sea" il cantante prende un'altra posizione. Infatti tutto ad un tratto, Chris Martin, si accorge. Si accorge di ciò che lo circonda, di sua moglie, di come forse l'abbia trascurata, forse si accorge anche di qualcos'altro. Ma questo non ce lo dice, semplicemente perchè non è importante. C'è una lezione da imparare in questa canzone, dal significato profondo, molto più profondo di quanto si possa immaginare. Bisogna accorgersi! Notare! Non dare tutto per scontato! Non legarsi alle certezze! Mettersi sempre in discussione! Vivere ogni attimo! Io posso in qualche modo relazionare questa canzone alla mia esperienza. Perchè sì, le miei immagini scozzesi hanno i minuti contati. Tra 4 mesi è tutto finito, dovrò salutare i miei amici, questa città che ormai sento come mia, questa favolosa cultura. Poi certo, cosa non ha i momenti contati! Chi dice che rimarrò a Palermo per tutto il resto della mia vita? Anzi, io la ritengo un'ipotesi molto improbabile. Palermo è la mia vita, ma non credo che la mia crescita, soprattutto per quanto riguarda gli studi, sia destinata ad essere alimentata a Palermo. Non perchè non mi piaccia, semplicemente perchè punto più in alto. Però "Swallowed in the Sea" ha un grande significato per me. E vi spiego subito perchè. Andando in Scozia io ho distrutto le mie certezze. Sono partito in una città non mia, senza amici, senza punti di riferimento. E quando non hai amici, non conosci la città e soprattutto non hai punti di riferimento, capisci quanto siano importanti quelle cose che un tempo avevi e davi per scontato. Non sapete cosa darei per essere con i miei amici, quelli veri, a ridere, scherzare, divertirci come pazzi. Ma so che non posso, non posso neanche per un solo secondo. Non posso perchè potrò. Quindi aspetto, e mentre aspetto mi godo la certezza Scozia, un paese che sono destinato a lasciare ma che è destinato a restare per sempre nel mio cuore e nel mio spirito

lunedì 13 febbraio 2012

Un campetto e quattro calci

Esco da scuola. Il tempo di pranzare per poi prendere l'autobus di nuovo. Oggi ho una partitella, oggi si gioca a calcio tra gli scozzesi. Un'amichevole, un pallone e quattro calci, anche se per me quei quattro calci valevano molto. Eh si, perchè quando ero a Palermo, almeno due volte alla settimana si organizzava la partitella tra amici, il perdipaga. Insomma, quei piccoli momenti di calcio che ti aiutavano a staccare la testa dai pensieri dnella settimana. Qualche amico, un pallone e ci si diverte. E' sempre stato così. E così è stato anche questa volta. Sull'autobus incontro due dei ragazzi con cui avrei giocato dopo. Per arrivare al campetto ci vogliono 45 minuti, quindi abbiamo tanto di cui parlare. Saranno le nostre magliette colorate o i nostri zaini con gli scarpini ma alla fine l'argomento ricorrente è sempre il calcio. E allora dopo una bella chiacchierata ci si mette a giocare. Siamo veramente in tanti! E dato ciò facciamo un triangolare, tre squadre composte da sette giocatori. Devo dire che gli scozzesi sono tanto bravi a difendere quanto scarsi ad attaccare. La prima partita finisce 0 a0, la seconda 3 a 2 e io faccio addirittura tutti e tre i gol. Dopo le partite facciamo quello che loro chiamano knockout e quello che noi chiamiamo mundial. Si è tutti contro tutti, chi segna passa il turno. L'ultimo viene eliminato. E così via fin quando non rimane un solo giocatore. Io perdo in finale, ma ho comunque fatto fare la mia bella figura all'Italia. Ma a parte il risultato, le sudate e le giocate, in questa giornata c'è dell'altro, tanto altro. Perchè per me questa giornata è stata speciale. Perchè ancora una volta il calcio è riuscito a rendermi felice. Perchè questo stupido sport, odiato da molti e amato da tantissimi altri, ha dimostrato che la felicità si nasconde dietro il semplice. Quattro calci, non serve altro.

domenica 12 febbraio 2012

Sunderland - Arsenal (live)

Ore 8:00. Ci si sveglia relativamente presto per un sabato mattina. Il motivo è che oggi non è un sabato mattina come gli altri, oggi si va in Inghilterra. Precisamente si va Sunderland, una cittadina a sud di Newcastle. Ancora più precisamente, dopo 4 ore di viaggio, il nostro bus si ferma di fronte allo Stadium of Light, casa della squadra di calcio di Sunderland: il Sunderland A.F.C. anche conosciuto come "The Black Cats". Certo "i gatti neri" non sembra proprio un bel soprannome per una squadra, soprattutto se vieni da Palermo. E' un giorno emozionante per me, malato di calcio. Infatti per la prima volta vedrò una partita della Premier League "live". E non una partita qualsiasi, bensì Sunderland contro Arsenal. E non vedo l'ora che inizi la partita. Ovviamente siamo in casa del Sunderland e quindi i tifosi dell'Arsenal sono in netta minoranza. Io sono riuscito a nascondere benissimo di essere uno di loro. Sì, perchè, diciamoci la verità, quando vedi giocatori del calibro di Walcott, Van Persie, Arshavin, Mertesacker solcare un campo di calcio non puoi fare altro che tifare per loro, fatta eccezione se gli avversari vestano una maglia rosanero o, peggio ancora, se questi campioni indossassero una maglia rossoazzurra (ma non credo succederà mai). Ma c'è un campione in particolare che non vedevo l'ora di vedere. Henry. Una leggenda, un giocatore incredibile. Uno che ha scritto la storia con la maglia del club londinese. Uno spettacolo, non aspettavo altri che lui. Ma bando alle ciancie. Parliamo della partita!
Si entra allo stadio, ci si siede e si aspetta l'inizio della partita. Lo stadio è più piccolo del Barbera, ma allo stesso tempo evidentementemente più moderno e tenuto meglio. Anche perchè la zona dello Stadium of Light è anche la base del centro sportivo del Sunderland. Diciamo che assomiglia molto al nuovo stadio che Zamparini sta cercando di costruire. Ma ecco che inizia la partita. Il primo tempo è abbastanza spento. Il Sunderland fa catenaccio e l'Arsenal cerca di attaccare, con scarsi risultati. L'unica vera occasione capita a Van Persie,  che solo davanti al portiere in seguito ad un errore della difesa, spara un lento tiro centrale che si vede parare semplicemente dal portiere. Diciamo che ho visto Van Persie mangiarsi un gol. E quelli che hanno visto lui mangiarsi un gol sono sicuramente di meno di quelli che l'hanno visto segnare. La partita è tutta nel secondo tempo. Il Sunderland segna proprio con uno scozzese, McClean. Ma il gol dal mio punto di vista è, oltre che fortunato, molto scorretto. Infatti McClean ha messo la palla in rete grazie a Per Mertesacker, che ha perso la palla in difesa in seguito ad un infortuneo. Ma proprio un attimo dopo Aaron Ramsey, entrato in campo proprio al posto di Per Mertesacker, pareggia i conti con un bellissimo gol. Tiro da fuori, palo, palo, gol. Mi sono scordato un particolare fondamentale! Henry, poco dopo l'inizio del secondo tempo, ha fatto il suo ingresso in campo. Particolare fondamentale perchè, quando, nel pieno dei minuti di recupero, quando il risultato sembra destinato al pareggio, lui ci mette il piede e fa 2 a 1. Che emozione. Vedere Henry segnare. Vedere l'intero stadio applaudire, nonostante sia l'avversario, nonostante abbia tolto un'ottimo punto al Sunderland. Questo è il calcio. Applaudire i campioni, elogiare il bello, il fuoriclasse. Senza chiamare zingaro Ibrahimovic, senza insultare Eto'o e compagni. Ho visto una partita bellissima, ho visto il calcio vero. Ma soprattutto ho visto l'ultimo gol di "Titì" Henry in Premier.

Bentornato a me!

 Ok, forse sto un po' trascurando lo scrivere in questi giorni, e questo mi dispiace molto, soprattutto per chi segue questo blog con tanta voglia e attenzione. Scusatemi tanto ma, ultimamente, sto veramente iniziando a fare lo "scozzese". Cosa significa? In termini pratici è qualcosa di incredibilmente semplice da spiegare. Parlando invece in termini personali, è qualcosa di enorme valore, che significa molto.
Finalmente la gente mi tratta come uno di loro. Finalmente parlo lo scozzese. Finalmente faccio parte di quella società scozzese, tremendamente chiusa e fantastica allo stesso tempo. Ora sono passati quasi sei mesi, e mi considerano uno di loro. L'articolo di oggi, prendetelo come un articolo di introduzione. Sì, perchè ho tanto da raccontare. Non riuscirei a fare entrare tutto in un solo "foglio". Ho una settimana di vacanza, quindi aspettatevi un minimo di sette articoli! Torno a scrivere, costantemente. Ho troppi pensieri nella testa e buttarli in questo blog mi aiuterebbe ad alleviare il peso. Chiederò i vostri pareri, e spero di trovare tante risposte. Per ora vi saluto e vi lascio in pace a godervi la vostra domenica. Anche perchè domani torniamo tutti a scuola, a lavoro... E c'è anche chi torna a scrivere!

venerdì 27 gennaio 2012

L'esame

Ho interrotto per un po' il blog, dovevo studiare. E proprio per questo oggi vi parlerò di questi giorni di studio intenso. Stamattina ho svolto un esame di inglese chiamato Preliminary Higher English. Nonostante non sia l'esame finale, questo è un esame molto importante, perchè è molto simile all'esame finale che verrà a giugno e soprattutto è importante perchè se non lo si passa si è costretti a lasciare il corso. E quindi in questi 10 giorni mi sono travestito nei panni di studente e ho passato un po' di giorni sui libri. Eppure non ero pronto, sinceramente non mi sono mai sentito pronto in questi giorni. Sentivo che questo esame mi avrebbe dato più di qualche filo da torcere. Anche perchè la mia professoressa, molto incoraggiante, qualche giorno fa, durante una prova dell'esame, mi disse: <Alessio, quello che hai scritto va bene, solo che hai scritto troppo poco>. Troppo poco. Quest'espressione che mi assilla da quando sono alle scuole elementari. Temi, analisi, tutto! Scrivevo sempre troppo poco. Eppure dentro quel poco c'era tutto. Riuscivo a parlare di tutto in quel troppo poco. Ho sempre preferito la qualità alla quantità. E' inutile dare fiato alle trombe se non c'è nient'altro di cui parlare. E, proprio per questo motivo, non sono mai andato benissimo in italiano. Solo in una cosa ero formidabile: i riassunti, in cui il troppo poco era obbligatorio. Ma tornando al nostro troppo poco inglese. Perchè sì, una cosa è un tema in italiano, un'altra è un tema in inglese. L'insegnante ci ha fatto preparare su di un opera teatrale (A view from the bridge di Arthur Miller) che, pensate un po', parlava pure della Sicilia! Certo, la dipingeva come una terra in cui la legge del regno animale è più forte della legge dello stato, una sorta di antiterra, ma poco conta. E allora si passano i giorni a studiare. Ieri per avere un po' di tranquillità sono andato a studiare da Starbucks e, prima di arrivare a destinazione, ho fatto sosta in un posto per me speciale. L'università di Edimburgo. Dovreste vedere quanto è bella, che atmosfera circonda quel luogo. Entri nella zona universitaria e tutto d'un tratto non sei più straniero. Entrare là sarebbe il mio sogno, anche se è difficilmente realizzabile. Infatti i requisiti sono molto elevati. Ma, come credo abbiate capito, le sfide difficili non mi hanno mai spaventato più di tanto. E allora, dopo aver passato la giornata intera a studiare, oggi mi sono svegliato, mi sono preparato e ho trovato una cosa che avevo perso. La penna dell'università di Edimburgo. Pura coincidenza o segnale? Sinceramente non lo so. So solo che oggi, all'esame, ho scritto un totale di 20 pagine.

martedì 17 gennaio 2012

Mappamondo

Oggi, sveliamo un aneddoto! Sapete, quando prendi la decisione di partire e fare questa esperienza, la prima cosa a cui pensi non è affatto dove vuoi andare. Anzi, per me è stata proprio l'ultima cosa! E infatti voglio svelarvi proprio che io ho saputo di dover andare nel Regno Unito 3 mesi prima di partire. E di essere finito ad Edimburgo? Solo tre settimane prima! E se qualcuno di voi lettori ha intenzione di fare questa esperienza, preparatevi anche a questo! Ma prima di prendere la decisione di andare nel Regno Unito ne è passato di tempo, ne ho attraversati di continenti! Il mio sogno è sempre stato quello di andare in Brasile, e per questo è stata la mia prima scelta, seguita però poi da un chiaro "NO!" da parte di entrambi i genitori. E allora facendo un po' di ricerche e prendendo un po' di spunti, ero fermamente convinto di andare in Belgio. Volevo imparare allo stesso tempo, sia il fiammingo che il francese. Ma poi senza sapere perchè mi sono ricreduto. Volevo andare negli U.S.A. Non sono mai stato così lontano da casa, volevo scoprire un mondo totalmente nuovo, che a noi europei si è sempre mostrato sotto forma di film, brand, immagini, notizie. Dimostrandosi sempre troppo lontano. Ma, dopo aver preso questa decisione, è esplosa la centrale nucleare in Giappone, portando l'inquinamento nucleare nel posto in cui sarei andato. Dovevo cambiare di nuovo. E qua è entrato in gioco il Regno Unito, e poi la mia cara Scozia!
Ma io non mi fermerò di certo qui, partirò di nuovo! Quando sarò all'università farò nuovamente un altro anno all'estero. Molto probabilmente coronerò il sogno brasiliano, oppure mi fionderò in Russia, un paese di cui mi sono innamorato in pochissimi giorni. Però, ancora non lo so bene. Posso sempre cambiare idea da un momento all'altro, e questa è la cosa più bella!

venerdì 13 gennaio 2012

La partita del partito

Premettiamo, questo aricolo sarà un po' strano. Potrebbe risultare banale, insensato. Questo articolo contiene un'opinione. Un'opinione di una persona che sa poco e niente. E' da tempo che ho questo pensiero in testa, e cerco risposte per capire se il mio pensiero è sensato.
E' da tempo che siamo in crisi, tantissimo tempo che la affrontiamo. E fino a poco tempo fa affondavamo sempre di più, per colpa di una gestione ridicola e pessima. E quindi ci si mobilita, si cerca di fare qualcosa per risollevarsi. Eppure non siamo uniti. Noi italiani non siamo uniti. Si, perchè ogni italiano ha il suo partito, i suoi colori. A volte immagino i partiti come delle squadre di calcio. <Io tifo Palermo, quindi sono contro quelli che tifano Catania>, <Hai visto ieri la sconfitta dell'Inter? Quelli non saranno mai come noi del Milan>. Però i partiti non sono squadre di calcio, e l'Italia questo ancora non l'ha capito. <Io faccio parte di questo partito, e quindi non voglio sapere niente di quel partito>, <Andiamo ad ostacolare il partito che ha potere! Non importa cosa sta facendo, facciamolo e basta>. Che mentalità chiusa ed arretrata. Forse siamo gli unici al mondo. Io credo che l'Italia abbia bisogno di essere unità. 150 anni fa i nostri padri hanno fatto di tutto perchè questa penisola fosse unita sotto un'unica bandiera, ora la bandiera sembra essere l'unica cosa che ci accomuna! Certo poi c'è chi non ci vuole stare in questa Italia, c'è chi rivendica la Padania (scienziati del luogo hanno infatti confermato che, grazie all'invenzione del Grana Padano, la Padania esista realmente) ma di loro possiamo sempre fare a meno. Ed è per questo che rivolgo la mia domanda, non sarebbe meglio una modifica al sistema del partito? Sono solo un ragazzino di 16 anni e non so sinceramente come cambiare questa situazione ma sono del parere che una soluzione si debba trovare. Non sarebbe meglio mettere da parte i partiti ed arrivare a delle soluzioni comuni a tutti noi cittadini? Perchè spesso vedo gente con obbiettivi uguali ostacolarsi solo per difendere i propri colori. Cavolo non è la serie A, è l'Italia! Non scherziamo con le cose serie! Non portare avanti i tuoi ideali se hai la consapevolezza che questi sono sbagliati! Non difendere il tuo partito del cuore, non gioca in nessun campionato e non ha nessuna partita da vincere. Spero tanto che qualcuno sappia rispondere a questa mia riflessione, siete liberi di farlo. Perchè sinceramente vorrei capire di più

giovedì 12 gennaio 2012

Peppino ha vinto

Quanto sareste disposti a rischiare per qualcosa che amate? E non sto parlando necessariamente di una persona, ma bensì di una qualunque cosa. Una casa, un gioiello, un'isola... Pensateci bene. Morireste per qualcosa? Dareste il massimo? Ci vuole tanto coraggio nel sacrificarsi per qualcosa, nel raggiungere i propri obbiettivi ad ogni costo. E proprio oggi volevo parlare di un caso in particolare, una persona in particolare. Un uomo che lo scorso 5 gennaio avrebbe compiuto 64 anni, se solo non l'avessero ucciso. Eh si, perchè in quel periodo combattere la mafia era sinonimo di morte sicura. La mafia, il cancro della mia isola. Se solo la mafia non fosse esistita! Ma purtroppo la storia non è fatta dai se. Ma torniamo al discorso precedente.
Per chi non l'avesse ancora capito sto parlando di Peppino Impastato. Che uomo, che vita la sua! Pensate, Peppino era un mafioso che decise di non essere mafioso. Anzi, non solo decise di non essere mafioso, decise di combattere la mafia. Pensate quanto deve essere stato difficile. Vi mettereste contro vostro padre, vostra madre, i vostri fratelli? Li combattereste se ciò servisse ad ostacolare la mafia? Alcuni di voi penseranno di si, io tutt'ora non riesco quasi a crederci. Eppure Peppino l'ha fatto. Peppino amava così tanto la sua terra, la sua Cinisi, i suoi abitanti onesti ed era così assetato di legalità e giustizia da mettersi contro i suoi cari. E così la sua radio iniziò sempre di più a fare interferenza con i canali della mafia. Sempre per rimanere in campo radiofonico, interferiva nel segnale della mafia. Le bestie hanno deciso di eliminarlo, con crudeltà e cattiveria. Ma, come due grandi come Ficarra e Picone mi hanno insegnato, quella di Peppino non era una morte ma bensì un parto. Un parto per uccisione. Perchè sapete, prima di morire, Peppino si era candidato per le elezioni, voleva entrare nel consiglio comunale. I cittadini di Cinisi decisero comunque di votare simbolicamente Peppino. E lui vinse. E con lui Cinisi, che quel giorno si scoprì forte. Così forte da scavalcare la mafia, da combattere il cancro della loro terra. Per questo oggi il mio pensiero va a Peppino Impastato, l'uomo che vinse la sua battaglia e quella di tanti altri siciliani.

martedì 10 gennaio 2012

Avere nostalgia mi è concesso

"Ho 21 anni e già da quasi due sono lontano da casa. Mi sono adattato abbastanza bene, nonostante differenze abissali. Ma non ho amici veri, qui. Se dovessi muovermi, ora come ora, sceglierei l'Italia".
 Mario Balotelli
 Nostalgia dell’Italia? Sinceramente un po’ di nostalgia c’è. Sono stato vicinissimo a vestire la maglia azzurra, mi sarebbe piaciuto tantissimo".
Domenico Criscito
"Quanto mi mancano Palermo e la Serie A? Mi manca un po’ tutto, in qualsiasi posto sono stato mi sono trovato bene e di tutti c’è qualcosa che mi manca, di Palermo in particolare tutti gli amici che mi sono fatto, la squadra, la gente e tutti quelli che lavoravano nello spogliatoio del Palermo. È veramente una cosa diversa rispetto alla Francia, qui sono più freddi, mi manca il cuore della gente e il mio rapporto con loro. Il calcio italiano mi piace tantissimo, è diverso da quello francese ma ci si deve abituare e continuare la propria carriera"
Javier Pastore
“L’Italia mi manca. Certo, lì da voi la pressione è altissima e poi parlare per un’ora dopo le partite è molto faticoso. Era stressante fare 90 minuti di gara e poi tutto quel tempo a fare interviste. Però, come mi diceva Crespo quando eravamo al Chelsea, quando sei in Italia sei stressato, ma poi, quando vai via, hai nostalgia. Ed è verissimo. In Italia è stressante però è bello, è molto bello”.
Josè Mourinho
 A volte ho avuto davvero voglia di ritornare a giocare in Italia, ho vissuto anni bellissimi. E' da pochi mesi che sono tornato in Argentina, è tutto nuovo devo abituarmi. A volte ho un pò di nostalgia per l'Italia, la mia casa, i miei amici, alcune abitudini, capita di pensarci.
Mauro German Camoranesi
La nostalgia. Un pugno nello stomaco. Sai di essere partito e di non poter tornare indietro, di aver vissuto un passato indimenticabile e irripetibile. Sai che in questo momento, dall'altro lato dell'Europa, i tuoi amici, i tuoi familiari, stanno vivendo la loro vita senza di te. Questo fa soffrire tanto. Tantissimo. E' ovvio che nel corso della mia esperienza ho pensato "Voglio tornare a casa, mi manca Palermo". Sarei un essere senza cuore. Ma pensarlo mi è lecito, avere nostalgia mi è concesso. E' un pugno che spesso arriva. Può togliermi il respiro, farmi tossire, soffocare. Ma di certo non può uccidermi e non mi ucciderà. Sono venuto qua per crescere e imparare anche dalla sofferenza. Sarei potuto restare, per soffrire di meno, per vivere la mia vita ordinaria. Ma non ho voluto. Preferisco soffrire qua, per rendere la mia vita più grande, unica. E di certo non si raggiungono grandi traguardi senza grandi sacrifici.
Preferisco scrivere articoli allegri, farvi sorridere in qualche modo, ma oggi non ci sono riuscito. Questo articolo è necessario. E' necessario perchè un giorno io lo possa rileggere e così convincere nuovamente me stesso. Tutti gli italiani all'estero hanno nostalgia, anche quelli con immensi conti in banca e una vita "spensierata". Ed è per questo che ho preso come esempi persone legate al mondo del calcio. Costretti a vivere nella città della propria squadra, spesso lontani dal paese d'origine. Hanno nostalgia anche loro, nonostante i tanti milioni guadagnati.
E mi sento forte, anche quando son triste, perchè questa esperienza toccherà il mio futuro. E si sà, il presente dura un attimo, il passato è immenso ma il futuro... Bhè il futuro è infinito

giovedì 5 gennaio 2012

La meta della metà

 Oggi è un giorno particolare cari miei! Oggi siamo arrivati a metà di questo viaggio. Oggi si taglia il primo traguardo. Sapete, c'è chi festeggia traguardi "spezzettati". < Oggi io e lui facciamo due mesi >, < Non vedo casa da quattro mesi>, < Sono a dieta ormai da una settimana>... Non mi ritrovo con questi traguardi. Perchè? Ma perchè sono troppo piccoli! Ci dobbiamo porre traguardi più grandi, decisamente più grandi! Dove arriveremo altrimenti?
Pensateci bene, un anno in Scozia. Parti e non sai che trovi. Sai molto molto poco. Magari pensi di sapere tanto ma in fondo non sai niente. C'è solo una cosa che sai sicuramente: lasci. Lasci la famiglia. Lasci gli amici. Lasci il sole, il mare, la scuola, Palermo, lo stadio, la macchina, i sabato sera all'Olivella. Però bisogna sempre ricordarsi che lasci per trovare. E' come mettere da parte una scatola aperta oramai da anni e invece spacchettare un'altra scatola, senza alcuna etichetta, senza sapere cosa si trova all'interno.
Non voglio fare un riassunto di questa prima meta/metà, voglio solo rispondere ad una domanda che molti si saranno chiesti.
 Ma ne è valsa la pena?
Certo. Ne è valsa la pena. E' incredibile quanto sia utile questa esperienza. Quanto sia formativa. Impari cosa sia il dolore vero. Impari quanto può essere difficile staccarsi dalla propria vita normale, e soprattutto farai uscire il tuo io vero. E' un'esperienza mirata a scoprire l'altro, questo è vero. Ma secondo me è ancora più mirata a scoprire se stessi. Parti ragazzino, torni uomo. Capirai cosa vuol dire mantenerti con poco al mese, capirai quanto è bello immedesimarsi in una nuova cultura. Riscoprirai valori che nel nostro paese sono perduti, che la vita ordinaria ci fa perdere. Un tempo alla nostra età la gente comandava eserciti, governava imperi, era a capo del mondo. Ora sembra che l'età anagrafica di una persona conti di più della sua personalità. In realtà noi potenzialmente siamo in grado di fare tutto. Anche un anno all'estero, da soli, allo sbaraglio. Mi ricordo di alcuni professori che dicevano che questa esperienza sarebbe stata inutile. Anzi deleteria. Si sbagliavano. O magari non si sono fatti bene i conti. Certo, io sto saltando un anno del liceo classico, che dovrò poi recuperare in soli tre mesi. Questo non può di certo essere un bene per il mio diploma. Però io penso che questa esperienza, che questo relazionarsi con il mondo, sia molto più importante di un pezzo di carta in cui si certifica la mia bravura a scuola. Non dovrebbe andare così, la mente di un ragazzo non dovrebbe essere chiusa in una stanza, non c'è abbastanza spazio per espanderla.
Aristotele era solito insegnare all'aperto, nei musei, dando una connotazione alla vita reale che circondava i suoi alunni. Ecco io sto facendo uno studio "Aristotelico". E sono felicissimo di farlo.
E concludo rivolgendomi a quelli che hanno ancora l'opportunità di fare questa esperienza. FATELA! Spendete il vostro quarto anno fuori, espandete la vostra mente, non vi preoccupate di ciò che è a casa perchè non se ne andrà. Abbiate coraggio e partite! Partite per tornare, e rendere la nostra Sicilia la casa più bella del mondo.

martedì 3 gennaio 2012

Mes amigos et los desaparecidos

Scusate il titolo in spagnolo ma, dopo un lungo cercare nella lingua italiana, mi sono dovuto immedesimare in un'altra lingua per esprimere un concetto. Desaparecidos. Non so neanche se ho scritto il titolo correttamente, ma è il mio modo di scrivere. Istintivo ed emozionale. Scrivo quello che sento, poco più. Ma torniamo ai nostri desaparecidos, a coloro che sono scomparsi dopo 5 mesi di Scozia. Perchè certo, ne sono spariti, a palate. Ma io so che alla fine alcuni non lo fanno per male. Altri magari li ho sopravvalutati, ma la maggior parte di loro no. D'altronde se ho deciso di fare questa esperienza è grazie alle grandi amicizie che ho alle spalle, a tutti coloro che mi sostengono da sempre. Eppure esistono questi desaparecidos. Sinceramente non scrivo con rabbia, ma con delusione. Certo, molti di voi potranno pensare che questo sia un articolo "mirato" a qualcuno. Fidatevi, non lo è. Per due semplici ragioni: non scriverei mai un articolo pubblico per "sputtanare" qualcuno. Questi sono fatti che appartengono alla mia vita privata. E mi dispiace, ma non è riuscito neanche Facebook a rendere pubblico ciò che è mio. Il secondo motivo è molto più semplice, non ho abbastanza mirini per indirizzare questo articolo ad una persona sola.
Sapete, l'altro giorno pensavo a quanti ci sono realmente per me. E all'inizio ero triste dopo essermi accorto che erano molti meno di quanto pensavo. Poi mi sono ricreduto. Perchè saranno poche, ma sono comunque le più sincere. Ma dove trovi qualcuno che si sente ogni giorno con te nonostante l'incredibile distanza? Dove trovi una persona che si arrabbia se non dai notizie su ogni minimo passo che fai?  Persone che ti fanno sentire sempre a casa, che non ti lasciano mai solo, che ti regalano sorrisi. A volte non desidero altro che un sorriso. Tutti desideriamo il sorriso, ma non ce ne rendiamo conto. Spesso facciamo passare la felicità attraverso dei canali tangibili, che confodiamo con la vera è propria voglia di sorridere.
Per il resto chiudo, semplicemente ringraziando i miei veri amici, e salutando tutti gli altri