Esco da scuola. Il tempo di pranzare per poi prendere l'autobus di nuovo. Oggi ho una partitella, oggi si gioca a calcio tra gli scozzesi. Un'amichevole, un pallone e quattro calci, anche se per me quei quattro calci valevano molto. Eh si, perchè quando ero a Palermo, almeno due volte alla settimana si organizzava la partitella tra amici, il perdipaga. Insomma, quei piccoli momenti di calcio che ti aiutavano a staccare la testa dai pensieri dnella settimana. Qualche amico, un pallone e ci si diverte. E' sempre stato così. E così è stato anche questa volta. Sull'autobus incontro due dei ragazzi con cui avrei giocato dopo. Per arrivare al campetto ci vogliono 45 minuti, quindi abbiamo tanto di cui parlare. Saranno le nostre magliette colorate o i nostri zaini con gli scarpini ma alla fine l'argomento ricorrente è sempre il calcio. E allora dopo una bella chiacchierata ci si mette a giocare. Siamo veramente in tanti! E dato ciò facciamo un triangolare, tre squadre composte da sette giocatori. Devo dire che gli scozzesi sono tanto bravi a difendere quanto scarsi ad attaccare. La prima partita finisce 0 a0, la seconda 3 a 2 e io faccio addirittura tutti e tre i gol. Dopo le partite facciamo quello che loro chiamano knockout e quello che noi chiamiamo mundial. Si è tutti contro tutti, chi segna passa il turno. L'ultimo viene eliminato. E così via fin quando non rimane un solo giocatore. Io perdo in finale, ma ho comunque fatto fare la mia bella figura all'Italia. Ma a parte il risultato, le sudate e le giocate, in questa giornata c'è dell'altro, tanto altro. Perchè per me questa giornata è stata speciale. Perchè ancora una volta il calcio è riuscito a rendermi felice. Perchè questo stupido sport, odiato da molti e amato da tantissimi altri, ha dimostrato che la felicità si nasconde dietro il semplice. Quattro calci, non serve altro.
lunedì 13 febbraio 2012
Un campetto e quattro calci
Esco da scuola. Il tempo di pranzare per poi prendere l'autobus di nuovo. Oggi ho una partitella, oggi si gioca a calcio tra gli scozzesi. Un'amichevole, un pallone e quattro calci, anche se per me quei quattro calci valevano molto. Eh si, perchè quando ero a Palermo, almeno due volte alla settimana si organizzava la partitella tra amici, il perdipaga. Insomma, quei piccoli momenti di calcio che ti aiutavano a staccare la testa dai pensieri dnella settimana. Qualche amico, un pallone e ci si diverte. E' sempre stato così. E così è stato anche questa volta. Sull'autobus incontro due dei ragazzi con cui avrei giocato dopo. Per arrivare al campetto ci vogliono 45 minuti, quindi abbiamo tanto di cui parlare. Saranno le nostre magliette colorate o i nostri zaini con gli scarpini ma alla fine l'argomento ricorrente è sempre il calcio. E allora dopo una bella chiacchierata ci si mette a giocare. Siamo veramente in tanti! E dato ciò facciamo un triangolare, tre squadre composte da sette giocatori. Devo dire che gli scozzesi sono tanto bravi a difendere quanto scarsi ad attaccare. La prima partita finisce 0 a0, la seconda 3 a 2 e io faccio addirittura tutti e tre i gol. Dopo le partite facciamo quello che loro chiamano knockout e quello che noi chiamiamo mundial. Si è tutti contro tutti, chi segna passa il turno. L'ultimo viene eliminato. E così via fin quando non rimane un solo giocatore. Io perdo in finale, ma ho comunque fatto fare la mia bella figura all'Italia. Ma a parte il risultato, le sudate e le giocate, in questa giornata c'è dell'altro, tanto altro. Perchè per me questa giornata è stata speciale. Perchè ancora una volta il calcio è riuscito a rendermi felice. Perchè questo stupido sport, odiato da molti e amato da tantissimi altri, ha dimostrato che la felicità si nasconde dietro il semplice. Quattro calci, non serve altro.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento