Ora vi parlo di un aspetto dolorosamente positivo dell'esperienza all'estero che io e tanti altri come me stanno facendo. Prima di tutto voglio scusarmi se in questi giorni non ho scritto, ma sono stato molto impegnato e poco ispirato. Quando siamo stressati è sempre meglio riposarsi 5 minuti e poi ripartire, piuttosto che fare tutto in fretta e furia, perchè il risultato potrebbe essere veramente spiacevole. Insomma, mi sono preso le dovute ferie.
Comunque, tornando a noi, oggi in quest'articolo vi parlerò di solitudine. Capita tantissime volte, spessissimo, che io mi senta solo. D'altronde io non sono mai stato un tipo solitario. Per me la compagnia è fondamentale. Eppure devo fare fronte a questo problema. Uno studente all'estero si deve adattare, deve diventare parte del paese in cui vive. Questo processo avviene in maniera graduale, per vari motivi. La lingua, le abitudini diverse, la gente. Bisogna adattarsi a poco a poco. Mentre avviene questo processo (e molto probabilmente anche dopo che questo sia completato) ci si sente soli, estranei. Ci si sente proprio stranieri. E allora ci si troverà di fronte a momenti di profonda riflessione. Non solo sull'esperienza che si sta facendo, ma un po' su tutto. E in questi momenti si soffre, si può veramente soffrire tantissimo. Molti pensano che questi momenti si debbano evitare. Io personalmente non sono d'accordo. Sì, è verò, si soffre. Ma quando mai la sofferenza è sempre stata inutile. E' vero ci sono sofferenze enormi, come la perdita di un caro, da cui, secondo me, non si può trarre niente di positivo. Però questo sofferenza riflessiva è utile. Anzi, utilissima. Serve a conoscere, a conoscersi. E' come se il nostro cervello si automettesse alla prova. E' come se dopo una vita passata interamente a guardare avanti il nostro cervello si mettesse di fronte ad uno specchio. E' come se ci incamminassimo nel parco dietro casa nostra, che non abbiamo mai considerato proprio perchè troppo vicino, proprio per quella voglia di guardare lontano. Tutti pensano di conoscersi, d'altronde tu sei l'unica persona che non ti abbandona mai. E' impossibile non conoscersi. Eppure la gente a volte conosce molto poco di se stesso. Come un deserto. Pieno di sabbia ma allo stesso tempo pieno di niente.
Questi momenti di riflessione e di sofferenza mi hanno aiutato molto in questi tre mesi. Spesso mi hanno buttato giù, ma ogni volta sono riuscito ad alzarmi più forte di prima. Continuando così di certo non smetterò di cadere. Ma quello che conta è che, di certo, niente sarà così grande da lasciarmi attaccato al suolo
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